Lo studio “Perchè non leggiamo (e perchè dovremmo farlo)” è il risultato di un dossier su Lettura e sviluppo, lanciato nel gennaio 2025 da Letture Lente, mensile di approfondimento e indagine dedicato alla cultura, che co-dirigo assieme a Catterina Seia, Valentina Montalto e Vittoria Azzarita. Letture Lente è promossa dal settembre 2019 dalla piattaforma online AgCult, agenzia di stampa quotidiana specializzata nell’analisi delle politiche pubbliche relative ai settori della cultura e del turismo.
Il lavoro nasce dall’esigenza di offrire un contributo alla definizione di linee strategiche di intervento e di condizioni abilitanti capaci di valorizzare pienamente le potenzialità delle diverse forme e pratiche di lettura e, al contempo, di contrastarne i fattori avversi. Tale obiettivo è perseguito all’interno di una visione che assume la lettura come bene comune, risorsa essenziale per la costruzione di competenze, per la coesione sociale e per lo sviluppo umano.
Qui di seguito è possibile leggere l’introduzione al volume che ho scritto assieme a Maurizio Vivarelli
Da dove siamo partiti
Il volume nasce, come chiarito in Premessa, dal desiderio di mettere sotto esame un tema assolutamente centrale nella definizione e costruzione di futuro, delle persone e delle comunità. La “lettura”, infatti, non è solo un ambito dei settori culturali e creativi ma è, anche, elemento chiave di costruzione di competenze in quanto veicolo di processi di concettualizzazione, di formazione del pensiero e di elaborazione delle emozioni.
Tenere aperto il dibattito sulla lettura significa quindi, oggi, affrontare le grandi domande su come vogliamo disegnare il futuro che ci attende, su cosa vogliamo delegare alla tecnologia, e in che modo, su quanto le innovazioni nei processi distributivi della cultura modificano il messaggio, e la sua comprensione.
Tenere aperto il dibattito sulla lettura significa provare a ridefinire la rotta degli interventi pubblici, cercando di capire in quali direzione ci si sta muovendo, e perché, e che margini ci sono di immaginare altri percorsi, ed altri esiti.
Quali sono, insomma, i motivi durevoli e persistenti per cui la lettura va compresa, sostenuta, comunicata, valorizzata e promossa? E, ancora, in che modo è possibile immaginare politiche pubbliche di sostegno per una pratica che si sviluppa sul confine tra intimità personale e condivisione sociale e comunitaria?
Il Dossier contribuisce quindi a chiarire in che modo la lettura incida sui processi di sviluppo umano, come fattore abilitante che agisce sulle capacità di orientamento, di partecipazione e di comprensione dei contesti sociali. In questa prospettiva, la lettura emerge come una pratica che accompagna e sostiene politiche di inclusione, di benessere e di coesione, pur restando irriducibile a una logica puramente strumentale.
In sintesi, come vedremo nel corso del volume, la lettura conta ancora. Conta, in un periodo di grandi e profonde trasformazioni delle forme di produzione e comunicazione della conoscenza; conta perché è una delle attività che ci consentono di abitare meglio la nostra esperienza di vita, individuale e sociale.
Gli autori e le autrici
Alla chiamata del dossier hanno risposto moltissimi studiosi e studiose, con profili di studio, linee di ricerca o di attività professionali di natura diversa, indispensabili per confrontarsi con un argomento sfaccettato e complesso come la lettura, i cui elaborati sono stati pubblicati su Letture Lente nel corso del 2025, e una selezione, 26 contributi, è stata quindi inserita in questo volume.
Un gruppo di articoli possono essere ricondotti ad un’area in senso lato biblioteconomica, con una forte sottolineatura della sua dimensione sociale (Ballestra, Cordón García, Faggiolani, Vivarelli). Questo gruppo, nella sua consistenza anche quantitativa, mostra sia la rilevanza reale delle biblioteche pubbliche nel loro insieme nell’ecosistema della lettura; sia la rilevanza potenziale, e prospettica, che le biblioteche potrebbero acquisire, potenziando il proprio ruolo di infrastruttura pervasiva di accesso alla conoscenza ed all’esperienza della lettura.
Un altro blocco di contributi provengono da un’area in cui si intrecciano l’economia della cultura, la statistica, le scienze sociali (Bologna, Montalto, Gambaro, Coen Cagli, Romanelli, Mazzoleni, Federici).
Un terzo raggruppamento è riconducibile al campo dei media e cultural studies (De Kerckhove, Solimine, Mezza, Calveri, Picciaiola, Blasi, Gonzalez Martin); qui si individua una sottoarea specifica di reading studies (Baron, Nardi, Jarkar), in cui la lettura è esaminata dal punto di vista linguistico, pedagogico, e come pratica culturale.
Tale ripartizione degli autori, per quanto parziale e sommaria, è importante in quanto consente di comprendere la varietà delle prospettive e delle forme con cui la lettura è stata esaminata, discussa e presa in esame. In questo modo la linea di successione dei contenuti del Dossier, che va dai dati ai luoghi e poi allo sviluppo sociale ed alle trasformazioni socio-tecniche, è popolata ed arricchita da sguardi eterogenei e diversi, inseriti in punti diversi della rete della lettura.
Questi punti di vista, naturalmente, non esauriscono la trattazione delle diverse sfaccettature della lettura, ma tuttavia, nel loro insieme, la rappresentano secondo modalità ampie, dinamiche, solide, creative, generative, non esaurendone la complessità; e forniscono una rappresentazione panoramica adeguata, con una libertà di espressione che la sede editoriale ha certamente favorito.
I contributi, nel loro insieme, consentono dunque di affinare la comprensione statistica del fenomeno della lettura, sottraendolo a letture episodiche o semplificate e collocandolo entro quadri comparativi e dinamiche di lungo periodo. Allo stesso tempo, rendono più leggibile la geografia concreta della lettura, mostrando come essa prenda forma in luoghi specifici – biblioteche, presidi territoriali, contesti educativi e culturali – che funzionano come infrastrutture silenziose ma decisive dello sviluppo.
La struttura del volume
Per rispondere alle domande di partenza, sono state indagate in primo luogo le principali tipologie di dati statistici con i quali vengono descritte la pratica della lettura e la diffusione ed uso dei libri in Italia e in Europa, e le politiche pubbliche adottate per migliorare gli effetti che la lettura produce nelle persone, nelle comunità, nella società nel suo insieme.
Sono stati quindi presi in esame i luoghi ed i contesti più funzionali per organizzare, comunicare e promuovere la lettura, a partire dalle biblioteche e dagli ambienti educativi, e le modalità con cui, nei diversi ambiti, la lettura produce competenze e capacitazione, dando conto delle numerose evidenze scientifiche che mostrano e provano la consistenza di questo legame.
Il rapporto, infine, propone alcune chiavi di lettura dei complessi mutamenti in corso, a partire dalla trasformazione digitale, cercando di comprendere in che modo si manifestino nelle trasformazioni della lettura.
I contenuti del Dossier sono stati organizzati in quattro parti, con numerosi elementi di connessione trasversale che mettono in evidenza la prospettiva spiccatamente interdisciplinare con cui gli argomenti sono stati elaborati e trattati.
Nella Parte I – Dati, politiche, visioni il Dossier costruisce la base fattuale (Eurostat, ISTAT, comparazioni europee); introduce il tema delle disuguaglianze strutturali (territoriali, di genere, di istruzione); mette in campo la dimensione delle politiche pubbliche. I contributi inseriti in questa parte sono quelli di Valentina Montalto, Enrico Turrin, Emanuela Bologna, Rachele Marziolo, Giovanni Solimine.
La Parte 2 – Lettura, territori, comunità rappresenta uno snodo strutturale cruciale, in cui il volume passa dai dati agli attori e ai luoghi; mette le biblioteche al centro come infrastrutture culturali e sociali; intreccia in un ragionamento complessivo modelli, metafore, organizzazione, culture della sostenibilità e del benessere. Gli autori degli articoli sono Laura Ballestra, Marco Gambaro, Alessandra Federici, Chiara Faggiolani, Neve Mazzoleni, Maurizio Vivarelli, Massimo Coen Cagli, Valeria Romanelli).
La Parte 3 (Lettura e sviluppo sociale) segnala un cambio di registro, con cui si passa dal cosa accade al perché conta, ed entrano in gioco categorie che inquadrano la lettura come fattore di capacitazione, oltreché come pratica culturale. Gli interventi in questo caso sono quelli di Luis González Martín, Christoph Bläsi, Jaka Gerčar, Samanta Picciaiola, Michela Donatelli.
La Parte 4 – Lettura e nuove forme dell’umano è orientata all’analisi socio-tecnica dei media ed alla loro trasformazione, mette in discussione i confini tra lettura, scrittura, mente, tecnologia, apre a una riflessione sul futuro e sulle prospettive della lettura. I saggi che la esplorano sono quelli di Naomi S. Baron, Derrick De Kerckhove, Michele Mezza, Giovanni Solimine, Claudio Calveri, José Antonio Cordón García.
Conclude il volume una Postfazione, a cura di Chiara Faggiolani e Catterina Seia, che partendo dalle evidenze raccolte nel volume traccia una rotta per le politiche pubbliche del futuro.
Principali evidenze – Perché sostenere e promuovere la lettura?
- La lettura come indicatore composito di sviluppo sociale e umano
Nel loro insieme, i contributi del Dossier convergono nel riconoscere la lettura non soltanto come pratica culturale individuale, ma come indicatore composito della qualità dello sviluppo sociale, in grado di riflettere e al tempo stesso influenzare dinamiche cognitive, educative, relazionali ed economiche. I dati empirici presentati mostrano come i livelli di lettura siano sistematicamente associati a esiti positivi in termini di competenze cognitive avanzate, benessere psicologico, partecipazione sociale, resilienza economica e capitale umano.
In questa prospettiva, la lettura assume una funzione analoga a quella di altri indicatori strutturali dello sviluppo: non agisce come variabile isolata, ma come fattore abilitante che interagisce con istruzione, salute, lavoro e coesione sociale, contribuendo alla capacità degli individui e delle comunità di orientarsi in contesti complessi e in trasformazione.
La lettura, nelle sue diverse forme e pratiche, si colloca in una posizione singolare: nasce quasi sempre come esperienza intima, silenziosa, non osservabile, ma tende naturalmente a produrre effetti che eccedono la sfera individuale. Le interpretazioni, le immagini, le competenze di senso che si formano nell’atto solitario del leggere non restano confinate all’interiorità, ma trovano spesso occasioni di risonanza in contesti socialmente condivisi.
Gruppi di lettura, letture ad alta voce, attività di animazione e discussione nelle biblioteche, festival letterari non rappresentano una semplice “socializzazione” di un’esperienza privata già compiuta, ma luoghi in cui la lettura continua ad accadere, trasformandosi. In questi spazi, l’esperienza individuale si intreccia con altre esperienze, si confronta, si riformula, contribuendo alla costruzione di comunità interpretative e di legami simbolici.
È proprio in questa circolazione continua tra dimensione intima e dimensione pubblica che la lettura rivela una parte decisiva della sua rilevanza sociale e politica, come pratica da prescrivere, e come processo da sostenere attraverso contesti, luoghi e infrastrutture capaci di accoglierne e amplificarne gli effetti.
La lettura conta e conterà, dunque, non solo perché è una attività che serve a raggiungere obiettivi, per quanto qualificati e nobili essi possano essere. La lettura fa ancora di più, agendo ovunque, in modo pervasivo ed ubiquo: tiene insieme, come indica la sua etimologia, gli elementi ed i frammenti delle nostre esperienze di vita, del nostro essere, migliorando la nostra capacità di abitare la vita. Dà loro forma, tessendone l’integrazione sul piano culturale, sociale, cognitivo, emotivo. La stanza tutta per sé di Virginia Woolf si apre insomma alle comunità disposte sui suoi confini.
Per questo motivo la lettura è una delle forme che più profondamente esprime la nostra tradizione culturale, sociale, antropologica. Una forma mobile e pervasiva, attraverso cui questa tradizione si è formata, riformata e trasformata.
La lettura va sostenuta e promossa, con forza, determinazione convinzione, proprio per questa natura leggera e sottile, che si rende visibile solo nelle sue tracce e nei suoi effetti; assume una rilevanza politica profonda perché è grazie a questa natura pervasiva ed ubiqua che acquisisce concrete funzioni strumentali, e diviene un mezzo che serve a raggiungere obiettivi concreti, contribuendo alla formazione di soggetti capaci di orientamento, di giudizio e di relazione.
La lettura è condizione abilitante del benessere e dell’inclusione, un fattore che incide sulle possibilità di partecipazione, di comprensione e di orientamento nei contesti di vita, come mostrano le evidenze discusse in numerosi interventi del Dossier. Le pratiche di lettura, individuali e collettive, contribuiscono a ridurre forme di isolamento simbolico e cognitivo, a rafforzare competenze di interpretazione del mondo sociale e a rendere più accessibili i processi di mediazione culturale. Tali pratiche agiscono come infrastruttura di sfondo: ed è su questo piano autenticamente strutturale che la lettura entra in relazione con le politiche pubbliche orientate alla qualità della vita e allo sviluppo umano.
Letto in questa chiave, il Dossier offre non tanto un insieme di risposte, quanto un miglioramento delle condizioni stesse dell’assumere decisioni in una prospettiva politica ed istituzionale. Per questi motivi la lettura, in quanto tale, è una infrastruttura culturale decisiva per le politiche pubbliche: non solo come strumento da attivare, ma anche, e forse soprattutto, come condizione da riconoscere, sostenere e coltivare.
Una conseguenza rilevante, che questo Dossier mostra ed elabora con evidenza, è metodologica: se la lettura è assunta come dimensione di sviluppo, allora (i) va misurata con strumenti comparabili e longitudinali; (ii) va sostenuta con politiche “a rendimento differito” (capaci di produrre impatti nel medio-lungo periodo); (iii) va trattata come bene comune, non solo come consumo individuale.
2) Il posizionamento dell’Italia nel confronto europeo: un gap ampio e persistente
Il Dossier propone un quadro comparativo netto. Sui dati Eurostat (popolazione 16+), nel 2022 in Italia ha letto almeno un libro il 35,4% della popolazione, a fronte di una media UE-27 del 52,8%: uno scarto di 17,4 punti. Nel confronto con Paesi “top performer” lo scarto cresce: Danimarca 72,1%; Francia oltre 60%. Specularmente, la quota di non-lettori in Italia (16+) è 64,6%, più alta di Francia (38,4%) e Spagna (45,8%).
Il Dossier, inoltre, mette in evidenza un punto cruciale per le politiche: la motivazione economica pesa poco nei non-lettori (UE-27 1,8%; Italia 2,4%), mentre domina la mancanza di interesse (UE-27 51,3%; Italia ~48%). Ne deriva che la leva non è principalmente il prezzo del libro, ma la costruzione sociale e culturale del “desiderio di leggere” e delle condizioni che lo rendono plausibile.
- Strutturalità delle disuguaglianze di lettura
Una terza evidenza trasversale riguarda la natura strutturale delle disuguaglianze nella pratica della lettura, che attraversano dimensioni territoriali, socio-economiche, educative e di genere. I contributi di taglio statistico e sociologico mostrano come tali divari siano stabili nel tempo e scarsamente compensati da interventi episodici o settoriali.
In particolare, emerge con chiarezza la frattura territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno, che non si esprime solo in termini di minore incidenza dei lettori, ma anche di minore intensità, continuità e qualità delle pratiche di lettura, nonché di carenze infrastrutturali (biblioteche, librerie, servizi culturali). Ad es. nei Comuni centro delle aree metropolitane i lettori sono 51,4%, mentre nei Comuni fino a 2.000 abitanti 34,2%. Il dato è coerente con l’ipotesi di maggiore densità di offerta (biblioteche/librerie) nei centri maggiori.
A ciò si affiancano disuguaglianze legate al titolo di studio e al capitale culturale familiare, che tendono ad ampliarsi nel tempo, segnalando un effetto cumulativo della lettura come risorsa disegualmente distribuita.
- Il ruolo cruciale delle infrastrutture della lettura e delle istituzioni intermedie
Il Dossier evidenzia in modo convergente come la diffusione della lettura dipenda in larga misura dall’esistenza e dalla qualità delle infrastrutture della lettura, intese in senso ampio: biblioteche pubbliche, biblioteche scolastiche, librerie, presìdi culturali di prossimità, ma anche reti associative, Terzo settore e pratiche comunitarie. Le evidenze supportano, infatti, una lettura “ecologica”: la lettura cresce dove esistono ecosistemi culturali (dotazione di servizi, reti, intermediazione), e declina dove tali ecosistemi sono deboli.
Le biblioteche, in particolare, emergono come istituzioni chiave di mediazione culturale, capaci di incidere non solo sull’accesso ai libri, ma sulla costruzione di ambienti cognitivi e relazionali favorevoli alla lettura. I contributi sottolineano come i modelli più efficaci siano quelli che interpretano la biblioteca come spazio polifunzionale, luogo di socialità, cura, apprendimento permanente e sviluppo umano, piuttosto che come mero deposito di risorse documentarie.
Eppure nel 2022 solo il 10% degli italiani ha visitato una biblioteca almeno una volta (pre-pandemia era già basso: 15%) e “molto inferiore ad altri Paesi europei”
- Lettura, competenze e cittadinanza critica
Un ulteriore asse interpretativo riguarda il legame tra lettura e sviluppo di competenze complesse, in particolare quelle connesse al pensiero critico, all’empatia, alla comprensione dell’altro e alla partecipazione democratica. Numerosi contributi richiamano evidenze empiriche che associano la lettura – soprattutto di testi narrativi e argomentativi complessi – allo sviluppo di capacità socio-cognitive difficilmente sostituibili da altre forme di consumo informativo.
In questo senso, la lettura viene interpretata come pratica centrale per la formazione della cittadinanza, in quanto abilita processi di interpretazione, riflessione e presa di distanza critica rispetto all’esperienza immediata e ai flussi comunicativi accelerati dell’ecosistema digitale.
Le evidenze sull’intensità (pochi lettori forti) e sul disinteresse come principale barriera segnalano che la sfida è la costruzione di pratiche stabili e di “lettura significativa” (deep reading, lettura argomentativa, lettura narrativa complessa), che alimentano competenze socio-cognitive (comprensione, inferenza, empatia, riflessività).
- Trasformazioni dei media e ridefinizione delle pratiche di lettura
Il Dossier affronta in modo articolato anche le trasformazioni indotte dalla digitalizzazione, evitando letture dicotomiche o nostalgiche. I contributi mostrano come le pratiche di lettura contemporanee siano sempre più ibride, attraversate da una pluralità di supporti (cartaceo, digitale, audio) e da modalità di fruizione differenziate.
Non è infatti possibile ridurre la transizione digitale a un antagonismo carta/digitale: occorre parlare piuttosto di pluralizzazione dei canali. Nel 2024 (Istat, 6+):
- lettori di libri cartacei: 20,754 milioni (pari al 37,0% della popolazione 6+ e al 91,5% dei lettori);
- lettori e-book/libri online: 5,384 milioni (9,6% della popolazione; 23,7% dei lettori);
- utilizzatori di audiolibri: 1,316 milioni (2,3% della popolazione; 5,8% dei lettori).
Questi numeri indicano che il cartaceo resta dominante, mentre digitale e audio sono complementari (con crescita, ma ancora minoritaria). Resta però forte la questione della qualità attentiva: diversi contributi segnalano che l’ambiente digitale tende a incentivare consumo rapido e frammentato, con possibili effetti sulla capacità di lettura prolungata e sulla produzione di senso complesso. Emerge quindi una preoccupazione condivisa per il rischio di una progressiva erosione delle pratiche di lettura profonda, caratterizzate da attenzione prolungata, linearità e complessità cognitiva. In questo quadro, la questione non viene posta in termini di opposizione tra vecchi e nuovi media, ma come necessità di governo culturale della transizione, capace di preservare le funzioni cognitive e sociali della lettura all’interno di ambienti comunicativi radicalmente mutati.
- Implicazioni per le politiche pubbliche
Considerate insieme, le evidenze suggeriscono che l’Italia non presenta soltanto “meno lettori” rispetto a parte dell’Europa, ma un profilo sistemico di fragilità: livelli di lettura più bassi in tutte le età, quota elevata di non-lettori, intensità limitata (pochi lettori forti), disuguaglianze territoriali e educative robuste, e infrastrutture/servizi disomogenei.
In termini di politiche pubbliche, la conclusione che il Dossier rende plausibile è che l’azione più efficace non sia una singola misura, ma un pacchetto integrato: (i) investimenti nelle infrastrutture di prossimità (biblioteche “ad alta capacità”), (ii) politiche di domanda (motivazione, comunità, pratiche), (iii) monitoraggio comparabile Italia–UE, (iv) interventi mirati sui territori e sui gruppi dove il gap è massimo.
Indicazioni di policy
1) Trattare la lettura come politica strutturale di sviluppo (non come iniziativa culturale “accessoria”)
- Inserire la lettura tra gli obiettivi trasversali di politiche educative, sociali, sanitarie e di coesione territoriale (logica “culture in all policies”), esplicitando target e indicatori.
- Rivedere, in particolare, il ruolo della lettura (e della cultura), all’interno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile[1]
2) Passare da “più libri” a “più desiderio di leggere”: politiche di domanda
- Poiché la barriera principale è la mancanza di interesse (non il prezzo: motivazioni economiche marginali), servono politiche che agiscano su motivazione, abitudine e identità di lettore, non solo su accesso e sconti.
- Azioni tipiche: campagne mirate per gruppi a rischio (in particolare uomini), format sociali di lettura, programmi continuativi di accompagnamento (mentor/mediatori), community reading.
3) Target espliciti di riduzione delle disuguaglianze (territorio, istruzione, genere)
- Definire obiettivi di policy “equity-oriented” con risorse proporzionali al bisogno
- Le politiche nazionali dovrebbero prevedere meccanismi perequativi per Mezzogiorno/aree interne e per scuole in contesti svantaggiati.
4) Rafforzare le “infrastrutture della lettura” come servizi pubblici essenziali di prossimità
- Spostare il focus da “dotazioni minime” a capacità di servizio: biblioteche con orari estesi, spazi per studio/relazione, mediazione, servizi digitali, programmi per famiglie.
- Il Dossier mostra che il problema non è solo il numero di biblioteche, ma dotazioni e prestiti fortemente diseguali (Sud/Isole: patrimonio e prestiti molto inferiori al Centro-Nord).
- Benchmark europeo: le biblioteche sono spesso usate come presìdi di accesso, competenze e inclusione; la letteratura IFLA documenta impatti sociali e di accesso ai servizi (anche digitali).
5) “Biblioteche ad alta intensità” e modelli polifunzionali: finanziare ciò che funziona
- Scalare i modelli di biblioteca polifunzionale/hub: nel Dossier, una quota minoritaria di biblioteche offre set ampio di servizi, ma registra performance superiori (accessi/prestiti).
- Indicazione operativa: bandi e fondi strutturali dovrebbero premiare piani di trasformazione misurabili (servizi, personale, aperture, programmi), non solo acquisto libri/tecnologie.
6) Professionalità e organizzazione: investire su persone e competenze (non solo su “eventi”)
- Programmi nazionali/regionali per: assunzioni e stabilizzazione di bibliotecari, formazione su mediazione, lettura per fasce d’età, outreach, valutazione d’impatto, fundraising.
- Il Dossier mostra che investimenti organizzativi possono avere ritorni: esperienze come Biblioraising indicano capacità di moltiplicazione delle risorse raccolte.
7) Scuola: recuperare “piacere e competenza” della lettura, con continuità curricolare
- Integrare la lettura (anche narrativa e saggistica) in modo non episodico: tempo protetto di lettura, biblioteche scolastiche funzionanti, figure di coordinamento, alleanze scuola–biblioteche.
- Obiettivo: contrastare la trasformazione della lettura in pratica solo valutativa/strumentale, e il calo di abitudine che si verifica oltre l’adolescenza.
8) Competenze degli adulti: la lettura come leva di literacy e cittadinanza
- Avviare un piano nazionale di literacy degli adulti (biblioteche, CPIA, luoghi di lavoro, servizi per l’impiego), con offerte modulari e accessibili.
- Collegare il piano a obiettivi di occupabilità, competenze digitali, salute (health literacy).
9) Lettura e salute: integrare biblioterapia e “social prescribing” dove appropriato
- Sviluppare protocolli e sperimentazioni (con valutazione) di biblioterapia e pratiche di lettura per benessere (in biblioteche, servizi territoriali, salute mentale), in rete con professionisti sanitari.
- Evidenza: esiste letteratura di sintesi sull’efficacia della biblioterapia in contesti di salute mentale; il Dossier dedica spazio a pratiche e approcci nazionali.
10) Politiche “place-based”: patti territoriali e alleanze multi-attore, ma con governance e accountability
- Consolidare patti locali (comuni, scuole, biblioteche, terzo settore, editoria, sanità), soprattutto dove il gap è massimo (Mezzogiorno/aree interne), ma evitando frammentazione:
- ruoli chiari,
- finanziamenti pluriennali,
- indicatori condivisi,
- reporting pubblico annuale.
11) Misurazione e benchmarking: una “infrastruttura dati” per politiche evidence-based
- Il Dossier evidenzia limiti di comparabilità e la necessità di dati migliori.
Indicazioni:- allineare definizioni (lettura per formati, intensità, lettura “profonda” vs frammentata),
- includere bambini/ragazzi in metriche comparabili,
- integrare dati su biblioteche (dotazioni, prestiti, programmi) e su esiti (competenze/benessere),
- prevedere valutazioni controfattuali dove possibile (piloti con gruppi di confronto).
- Si segnala a questo proposito la rilevanza di avviare processi di monitoraggio della lettura online, che offre molte possibilità di costruire serie di dati innovativi e fortemente attendibili sul consumo e le sue caratteristiche
12) Digitale e audio: governare l’ibridazione senza perdere la lettura profonda
- Riconoscere pluralità di formati (cartaceo dominante, digitale/audiolibri in crescita) e progettare interventi che non si limitino a “mettere contenuti online”, ma costruiscano pratiche: gruppi di ascolto, percorsi guidati, educazione all’attenzione, competenze di comprensione.
- Target: trasformare l’ibridazione in fattore di inclusione (accessibilità, disabilità, tempi di vita) senza ridurre la lettura a consumo rapido.
13) Incentivi economici: utili, ma non sufficienti (e da progettare meglio)
- Coerentemente con l’evidenza che il costo pesa poco tra le cause dichiarate, gli incentivi (bonus, voucher, IVA, sostegni) vanno concepiti come componenti di pacchetti più ampi:
- combinare incentivi con mediazione e servizi (biblioteche/scuole),
- condizionare una quota a percorsi (es. abbonamento biblioteca, partecipazione a programmi),
- monitorare effetti distributivi (rischio: vantaggi concentrati su chi già legge).
14) Priorità operative “pronte all’uso” (12–24 mesi)
- Mezzogiorno/aree interne: piano straordinario biblioteche di prossimità (orari, dotazioni, personale, programmi), con indicatori: prestiti per mille abitanti, accessi, partecipazione.
- Scuola: tempo quotidiano di lettura + biblioteca scolastica minima + rete con biblioteca civica.
- Adulti: programmi di literacy e lettura in CPIA/biblioteche + target su gruppi a bassa scolarità.
- Sistema dati: cruscotto nazionale annuale (Italia–UE) con metriche comparabili.
Leggere questo Dossier
In questo modo, e con questa struttura, il Dossier si rivolge a una pluralità di lettori, che non costituiscono un pubblico omogeneo, ma un insieme articolato di posizioni di lettura, spesso sovrapposte. È pensato anzitutto per decisori pubblici e policy makers, chiamati a confrontarsi con dati, modelli interpretativi e scenari che mostrano come la lettura e i presidi culturali che la sostengono non siano un ambito accessorio, ma una componente strutturale delle politiche di sviluppo umano e sociale.
Si rivolge inoltre a operatori culturali, bibliotecari, educatori e professionisti dell’informazione, che nella lettura riconoscono al tempo stesso una pratica quotidiana e un campo di progettazione, e che possono trovare in questi contributi strumenti di riflessione per ripensare ruoli, funzioni e responsabilità in contesti territoriali complessi e diseguali.
Il Dossier parla anche a studiosi e ricercatori delle scienze sociali, della biblioteconomia, dei media e dei cultural studies, offrendo un quadro interdisciplinare che non mira alla sintesi riduttiva, ma alla messa in relazione di sguardi, dati e categorie concettuali differenti.
Infine, esso è aperto a lettori curiosi e consapevoli, non necessariamente specialisti, che riconoscono nella lettura una pratica di senso, di orientamento e di connessione tra esperienze individuali e processi collettivi. A tutti questi lettori il Dossier non propone risposte chiuse, ma traiettorie di comprensione, nella convinzione che la lettura continui a contare proprio perché attraversa, mette in relazione e trasforma i diversi mondi che abitiamo.
Questo Dossier non si propone dunque come un documento prescrittivo, né come una semplice raccolta di contributi eterogenei, ma come un dispositivo di orientamento: uno spazio argomentativo e interpretativo capace di sostenere decisioni, pratiche e riflessioni in contesti diversi, senza offrire soluzioni preconfezionate, ma rendendo più leggibili i problemi, le relazioni e le poste in gioco.
Non possiamo che augurarci dunque che il Dossier, riconosciuto e descritto nella sua genesi e nella sua fisionomia, possa approdare ad esperienze di lettura diversificate e lì agire con una sorta di effetto-farfalla, reticolare, generativo e creativo. Facendo risuonare, ancora una volta, la promessa di una rinnovata utopia concreta.
[1] Flavia Barca Iraklis Stamos (2024), Integrating and monitoring culture in the Sustainable Development Goals (SDGs) framework, Economia della Cultura, 2-3/2024, Settembre.





