Mart, Rovereto

Una cultura contemporanea per il bene comune

L’Italia possiede un patrimonio archeologico, artistico e paesaggistico rilevante e inestimabile. Ma non ha le risorse economiche e la volontà politica di riuscire pienamente a tutelarlo. Non si tratta solo dei crolli di Pompei o dei tanti monumenti abbandonati tra le erbacce, ma anche delle migliaia di reperti che giacciono non catalogati negli scantinati di molte amministrazioni, di musei sempre più lontani dal proprio pubblico, di sale cinematografiche che chiudono una dopo l’altra, di interi pezzi di territorio sventrati con deroghe alle norme sul paesaggio, di settori come la danza e il teatro definanziati e senza rotta.
Manca, questo è il punto, una strategia verticale per ciascun settore della cultura e, assieme a questa, una strategia orizzontale che guardi a cultura e creatività in una chiave sistemica, integrata come ci indica l’Unione Europea, capace di correlare in una visione unica i diversi settori e ragionare in termini di filiera, dove la cultura è punto di partenza o di arrivo di processi complessi e di una molteplicità di attori, attività industriali, percorsi cognitivi.
Manca, più in generale, un progetto nazionale di conservazione, tutela e valorizzazione. Questa difficoltà si rispecchia ed è figlia di una mancanza di visione sul rapporto tra cultura, paesaggio e futuro, quindi di un progetto pubblico sul futuro delle città e dei territori che passi attraverso il riuso – o, come si dirà più avanti, la traduzione – dei nostri beni e spazi, e attraverso lo sviluppo di nuova arte, quindi la creazione di spazi che promuovano la creatività e l’innovazione. Insomma un’idea di contemporaneo.

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  1. Nicola Fano
    lug 23, 2015 - 04:43

    Cara Flavia, non è con poche parole che si può interloquire con il tuo denso saggio. Quindi proverò a riassumere qualche considerazione a caldo.
    Primo: d’accordissimo sul rapporto cultura-memoria-identità. Sono convinto che nello stravolgimento di questo rapporto sia la caduta verticale dell’Italia dal 1984 in poi. E sono convinto che oggi come oggi siamo costretti a muoverci (culturalmente) tra le rovine. Ciò che io chiamo “la fine dell’Italia” intesa come oggetto/soggetto collettivo, amato o combattuto ma sempre salvaguardano. Quel che resta dell’Italia sono le sue rovine, che però non sono rovine “artistiche” (anche se forse si potrebbe affrontare il tema della fine dell’Italia anche in questa chiave).
    Secondo: porre a sistema le relazioni tra arti e discipline è l’unica via da battere. Gli specialismi hanno fallito tanto quanto la genericità: occorre rimettere in circolo le competenze e condividerle.
    Terzo: sono persuaso che, dopo l’ubriacatura del decentramento (che sa troppo di devoluzione) ci sia bisogno di una nuova centralizzazione delle gestioni e delle competenze. Che vuol dire anche delle responsabilità. Perché il percorso che tu indichi prevede l’assunzione di forti responsabilità da parte di chi sceglie i luoghi da rivitalizzare e i soggetti da coinvolgere. Sempre a questo siamo: chi stabilisce quali siano le esperienze creative? Chi decide quali aree sono da rivitalizzare e come? E con quali regole? In fondo questo è (sempre) lo stesso nodo che hai provato a sciogliere nei mesi in cui sei stata a Piazza Campitelli.
    Quarto (e centrale): resto dell’idea che non ci possano essere politiche culturali senza investimenti. Il che, in un paese occidentale morente come il nostro significa soprattutto che il salvataggio dell’identità comune culturale deve diventare una priorità politica. Oggi la finanza detta le regole della politica: è indispensabile che sia la politica a porre al centro di sé un progetto di recupero delle culture. Non bastano più politiche e investimenti marginali: è l’impostazione globale della politica delle nostro Paese che deve cambiare. Nel segno di quella rivoluzione culturale che tu stessa auspichi, ma che deve porsi obiettivi i più alti possibili. Non solo quello del riuso o della rivitalizzazione di luoghi, ma la “rivitalizzazione” delle intelligenze.
    Nicola Fano

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    • Flavia Barca
      Flavia Barca
      ago 07, 2015 - 01:22

      Caro Nicola
      Grazie della tua risposta. Sì, il rapporto tra identità e memoria è un tema assolutamente centrale e irrisolto. Come al solito invece di riuscire a proporne noi una lettura moderna, invece di aprire un serio dibattito interno, aspettiamo che i venti europei ed internazionali portino qualche idea e stimolo a cui attaccarci. Nel frattempo nuove pratiche molto interessanti si vanno muovendo in alcuni territori ma nel silenzio generale, ancora non riescono a farsi sistema e progetto pubblico. Spero avremo occasione di riparlarne presto.
      Per quanto riguarda il ragionamento sulle competenze ci sarebbe tutto un capitolo interessante da aprire, che in questo saggio tocco solo di striscio. C’è una grande esigenza, io credo, di ripartire dai saperi, dalle competenze, e come aiutarle a farsi progettazione, trasformazione territoriale. Mi farebbe molto piacere se avessi voglia di scrivere qualcosa su questo. Il mio sito è a tua disposizione.
      Sulla responsabilità e gli investimenti uscirà a breve un mio contributo più “politico”, quindi ne riparliamo presto.
      Un abbraccio per ora, Flavia

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  2. Cecilia Pasi
    ott 08, 2015 - 09:12

    Cara Flavia, Sabato 10 ottobre mi farebbe molto piacere offrirti un the, un caffè o un aperitivo a casa mia dalle 10 alle 18 x la Giornata del Contemporaneo Alberto Bardi opere (vedi WEB eventi di Roma).. se pensi di venire, mettiamoci d’accordo sull’ora per non scontrarci :-) presso l”Archivio Bardi – citofono Pasi Rigaut – via Bova 3 int 13 (zona Capannelle) Se non puoi, risentiamoci per un’altra occasione, buona serata, Cecilia Pasi archiviobardi@gmail.com

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  3. Marilù Prati
    ott 13, 2015 - 10:06

    Cara Flavia, non posso dirti in due parole ma “parliamo del bene comune” è il programma politico culturale di cui avremmo bisogno oggi. Porta avanti i ragionamenti e le visioni di Renato Nicolini e sarebbe bello cominciare da subito a lavorarci concretamente anche cominciando da “piccoli” progetti
    un abbraccio
    Marilù

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  4. Il mondo dell’archeologia
    dic 08, 2015 - 03:12

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